Aṅguttara Nikāya

Sikkha Sutta

3.88. Pratiche (1)

Ci sono queste tre pratiche. Quali tre? La pratica della virtù elevata, la pratica della mente elevata, la pratica della conoscenza elevata.

“E qual è la pratica della virtù elevata? Quando un monaco è virtuoso. Segue le regole del Patimokkha, completo nel suo comportamento e nella sfera delle attività. Si esercita, avendo intrapreso la pratica raggiunge l’autocontrollo. Questa è chiamata la pratica della virtù elevata.

“E qual è la pratica della mente elevata? Quando un monaco—controllando le proprietà dei suoi sensi e le qualità mentali nocive—entra e dimora nel primo jhana: estasi e piacere nati dal distacco, accompagnati dal pensiero sostenuto e dalla valutazione. Con il pensiero sostenuto e con la valutazione, egli entra e dimora nel secondo jhana: estasi e piaceri nate dalla calma, dall’unificazione della mente, libero dal pensiero sostenuto e dalla valutazione—consapevolmente calmo. Con l’evanescenza dell’estasi lui rimane in equanimità, attento e vigile, e fisicamente sensibile al piacere. Egli entra e dimora nel terzo jhana, di cui i Nobili dichiarano: “Equanime e consapevole egli ha una piacevole dimora.” Con l’abbandono del piacere e del dolore—con la prima scomparsa della preoccupazione e dell’angoscia—egli entra e dimora nel quarto jhana: purezza dell’equanimità e della consapevolezza, né piacere né dolore. Questa è chiamata la pratica della mente elevata.

“E qual è la pratica della conoscenza elevata? Quando un monaco discerne come realmente è, e cioè: ‘Questo è dolore… Questa è l’origine del dolore … Questa è la cessazione del dolore… Questo è il percorso di pratica che conduce alla cessazione del dolore.’ Questa è chiamata lla pratica della conoscenza elevata.

“Queste sono le tre pratiche.”